Gianni Schicchi – Accademia di Belle Arti di Carrara

 

 

 

“…Ma con licenza del gran padre Dante se questa sera vi siete divertiti concedetemi voi l’attenuante”

Con queste parole Gianni Schicchi conclude l’opera, un segmento declamato che contiene tutta l’ironia e la poetica dell’intera commedia, un riscatto di questo personaggio buttato all’inferno da Dante, che ora cerca in qualche modo di salvarsi dalle fiamme infernali.

Forzano e Puccini redimono Schicchi, collocandolo in un ideale Purgatorio, quale visione tripartita di Suor Angelica/Paradiso e Il Tabarro/Inferno, dove il vero elemento salvifico è quello di presentare la vicenda nello stile dell’opera buffa, un unicum nella produzione pucciniana, nonché vertice evolutivo di quello stile musicale.

Una triade tutta toscana, Dante – Puccini – Forzano, illuminati dal sacro fuoco dell’arte, ha dato vita a un’opera dai meccanismi perfetti, un orologio dagli equilibri melodici insuperabili, che dona modernità assoluta a una storia da Commedia dell’Arte.

La messa in scena si svolge come da libretto nel 1299, nella casa di Firenze di Buoso Donati, con l’azione che ruota intorno all’elemento centrale del letto funebre di Buoso, un altare da dove sbucano mani intente ad arraffare tutto, allegoria dell’avidità e della smania di possesso, priva di scrupoli degli eredi Donati.

Rinuccio è personaggio risolutivo, spinto dal motore di ogni cosa, l’amore: sarà lui a trovare il testamento, nascosto in un “battistero” dalla articolata struttura compositiva e simbolica.Come in una partita a scacchi, muovendo le pedine giuste, Schicchi riesce a vincere la partita, senza nascondere le difficoltà e i pericoli che la conquista della Firenze d’Oro, simbolo di locus amoenus, potrebbe portare.

La regia è tutta mirata a creare personaggi veri, realistici, naturali, senza artifizi, creando per ogni protagonista personalità ben distinte, che seguono il filo conduttore dell’ironia, tipica della gente toscana.

Sono privilegiato. Lavorare con dei giovani artisti lirici provenienti da ogni parte del mondo, che hanno risposto a una chiamata per un progetto che fino a qualche anno fa era solo nella mia fantasia, mi rende orgoglioso e fiducioso verso il futuro: in un mondo dove tutto sembra precipitare nell’ombra, ci sono realtà come l’Accademia di Belle Arti di Carrara e Il Circolo Cararrese Amici della lirica A. Mercuriali, in grado di erigersi come un faro generatore di bellezza.

Sono fortunato. Ho voluto avere al mio fianco tre persone fondamentali della mia vita, tre artisti che hanno reso speciale questa avventura, proprio per la loro unicità: Marco Gandini, Sergio Bologna e Antonia Ciampi.

Sono grato. Ci sono menti illuminate come quella di Luciano Massari alla quale non servono tante parole per capire il valore di un progetto e farlo decollare senza esitazioni. Ci sono persone come Carlo Menconi che spinte dalla viscerale passione per il melodramma sarebbero disposte a tutto, pur di vedere tornare l’opera nella propria città.

Sono ammirato. Nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza il vero motore di questo progetto, gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Carrara che sono riusciti a ricreare una vero e proprio laboratorio teatrale per la realizzazione degli elementi scenici e dei costumi. Da ex studente di questa accademia ringrazio di cuore ognuno di loro, per il profondo atto d’amore che hanno dimostrato nei confronti dell’opera lirica.

Questo allestimento made in Carrara, è un omaggio alla città del marmo, alle sue tradizioni, alla sua forza in quella ruota che continua a girare, mossa da una potenza artistica e culturale che non ha pari in nessun’altra città italiana.

NOTE DI REGIA – Daniele Piscopo

 

Foto di Monica Michelotti, Caterina Matteoli, Valeria Riccardi, Zhao Qianyii, Maria Tonarelli, Anna Ferrannini.

 

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